Girovagamondi

Workaway: viaggiare in modo sostenibile, autentico e low cost

Martina e Lorenzo del progetto Giro.vagamondi, assieme ad alcuni amici conosciuti durante un Workaway autentico e sostenibile in Thailandia, davanti a campi di riso

Viaggiare con Workaway significa abbracciare un modo di viaggiare sostenibile, perché valorizza le risorse locali e riduce gli sprechi; autentico, perché permette di entrare in contatto con la vita reale delle persone e delle comunità, e low cost, perché in cambio di alcune ore di aiuto, si riceve vitto e alloggio, rendendo il viaggio accessibile anche a chi ha un budget limitato. Durante i nostri 14 mesi in Asia abbiamo partecipato a sette progetti Workaway e ad alcune esperienze di volontariato. Sono state occasioni preziose per crescere e incontrare persone locali. In questo articolo abbiamo raccolto tutto ciò che abbiamo imparato: informazioni pratiche, consigli e riflessioni personali per chi sogna di viaggiare slow.

Cos’è lo slow travel

Lo slow travel è una filosofia di viaggio che nasce come risposta al turismo “mordi e fuggi” e alla fretta con cui spesso si visitano i luoghi. L’idea centrale è: viaggiare lentamente per vivere davvero i posti, conoscere le persone locali, la cultura, la quotidianità e sentirsi parte – anche solo per un po’ – di quel mondo.

In pratica significa:

  • fermarsi più a lungo in una destinazione, senza correre da un luogo all’altro,
  • immergersi nella vita locale attraverso esperienze di volontariato, ospitalità condivisa, cucina e tradizioni,
  • ridurre l’impatto ambientale, scegliendo di viaggiare in modo più consapevole,
  • mettere al centro del viaggio le relazioni e la crescita personale, non una lista di attrazioni da spuntare.

Lo slow travel non è solo uno stile di viaggio, ma un modo di guardare al mondo: più attento, curioso e rispettoso. È un invito a vivere ogni luogo con calma, lasciando che siano gli incontri e le esperienze a dare significato al cammino.

In questo senso, Workaway rispecchia pienamente la filosofia dello slow travel: permette di fermarsi, osservare, contribuire e imparare. 

Cos’è Workaway

Workaway è una piattaforma online che mette in contatto viaggiatori e host (ospitanti) di tutto il mondo, per scambiarsi lavoro e ospitalità. Permette di viaggiare a basso costo, offrendo il proprio tempo e competenze in cambio di vitto e alloggio. Non è solo un modo di risparmiare denaro mentre si viaggia, ma un’opportunità unica per:

  • entrare in contatto con le comunità locali,
  • stringere nuove amicizie,
  • acquisire nuove competenze,
  • mettersi in gioco,
  • migliorare le lingue straniere,
  • e lasciare un piccolo contributo positivo nel luogo che si visita.

Gli esempi di esperienze Workaway sono moltissimi: per citarne alcuni, si può aiutare nella gestione di un ostello, lavorare in una fattoria biologica, insegnare inglese ai bambini, fare giardinaggio, supportare un eco-progetto o collaborare in un centro sociale. La piattaforma offre oltre 50.000 opportunità e queste variano molto in base alle proprie capacità, interessi e disponibilità. Generalmente si tratta di lavori semplici, adatti a tutti e non richiedono esperienza pregressa.

In generale, Workaway non prevede uno stipendio, perché non è una piattaforma di lavoro retribuito, ma di scambio culturale e ospitalità. Tuttavia, alcuni host possono offrire una paga extra, soprattutto quando cercano figure con competenze professionali specifiche (come carpentieri, artigiani o muratori).

Come funziona Workaway

Per iniziare a usare Workaway si può accedere sia al sito ufficiale workaway.info, sia all’applicazione per dispositivi mobili.

L’interfaccia è molto intuitiva e permette di farsi subito un’idea generale del funzionamento della piattaforma: si possono sfogliare i profili degli host (coloro che ospitano i volontari), esplorare la community, cercare possibili compagni di viaggio e dare un’occhiata agli eventi in programma.

Ci sono però dei limiti per chi non è ancora iscritto: senza un profilo attivo non è possibile inviare messaggi, creare la propria presentazione, visualizzare la posizione esatta degli host o accedere ai dettagli completi delle opportunità.

Questa prima esplorazione è consigliata a chi vuole avere una panoramica di Workaway e prendere confidenza con la piattaforma.

Homepage della community di Workaway

Iscrizione

L’iscrizione è il passaggio necessario per entrare davvero nella comunità globale di Workaway e poter stabilire contatti. Per registrarsi è sufficiente accedere al sito ufficiale workaway.info, cliccare Sign Up e scegliere un abbonamento tra quelli disponibili:

  • Viaggiatore solitario: € 49/anno
  • Viaggiatore singolo Plus +: € 69/anno
  • Coppia/Amici: € 59/anno (quello che abbiamo scelto noi)
  • Coppia/Amici Plus +: € 79/anno

Con tutti gli abbonamenti si riceve una mini-guida Workaway e si ottiene accesso completo alla comunità.

Gli abbonamenti Plus includono tutte le funzionalità standard, più alcuni vantaggi aggiuntivi, come:

  • supporto di emergenza fino a € 179 di rimborso,
  • possibilità di vedere la cronologia delle visite al proprio profilo,
  • suggerimenti personalizzati con recensione video del profilo,
  • avvisi premium per nuovi host e nuovi compagni di viaggio.

Creazione del profilo

Una volta completata l’iscrizione, si passa alla creazione del profilo.

Ogni host e ogni volontario ha un proprio spazio personale, che funziona proprio come un biglietto da visita.

È importante dedicare del tempo alla creazione e all’aggiornamento di un profilo semplice, curato e completo: più è chiaro e ben fatto, maggiori saranno le possibilità di attirare l’interesse degli host.

La prima cosa da fare è scegliere una foto: meglio un’immagine solare, magari in viaggio, che rispecchi davvero chi siamo.

Successivamente, la piattaforma chiede di inserire alcune informazioni come competenze pregresse, hobby, lingue parlate e una breve descrizione personale in cui raccontare qualcosa di sé.

Si possono selezionare alcuni interessi tra quelli proposti: natura, yoga, fotografia, musica, libri, cucina, mare, scrittura, sostenibilità, sport, animali e molti altri. Se il profilo è di coppia, basterà semplicemente integrare gli interessi di entrambi.

Infine, si possono aggiungere alcuni dati pratici come età, abitudini, se si è fumatori, se si possiede la patente e eventuali allergie.

Questo primo passo è fondamentale: proprio come accade su altri social – Couchsurfing, Facebook, Instagram – il profilo è la prima impressione che gli altri avranno di noi, ed è ciò che può trasmettere interesse, credibilità e fiducia.

Ricerca dell’host

Una volta completato il profilo, si può iniziare la ricerca degli host. Questa fase è cruciale perché permette di trovare l’esperienza più adatta alle proprie esigenze.

La ricerca degli host si effettua dalla sezione “Trova un host”, dove è possibile filtrare per destinazione oppure per tipologia di progetto (ostelli, agricoltura, animali, didattica, ONG, yoga, ecc.).

Il modo più semplice per orientarsi è partire dalla destinazione: selezionare prima il Paese e poi, se necessario, aggiungere parole chiave o ulteriori filtri. In alternativa, se si ha un interesse specifico e non una meta precisa, si può fare il contrario e partire direttamente dal tipo di progetto.

Workaway conta oltre 50.000 opportunità nel mondo, quindi filtrare aiuta molto a trovare più velocemente gli host compatibili.

Alcuni filtri utili sono:

  • periodo di disponibilità (il mese in cui si vuole partire),
  • durata minima del soggiorno (nessun minimo, una settimana, un mese…),
  • parola chiave (ad esempio “bambini”, “lingue”, “animali”, “computer” …).

Una volta individuate alcune esperienze interessanti, è possibile salvarle nei preferiti.

Il passaggio successivo è leggere attentamente la descrizione completa dell’host, chedi solito contiene già la maggior parte delle informazioni pratiche.

In generale, la maggior parte degli host richiede di lavorare 20/25 ore alla settimana: questo significa che nel tempo libero sarà possibile esplorare i dintorni. Spesso vengono messi a disposizione gratuitamente scooter o biciclette per spostarsi.

I mesi in cui l’host può ospitare sono indicati con colori diversi: verde se la disponibilità è certa, giallo se è incerta, rosso se non possono ospitare.

Cosa valutare nel profilo dell’host:

  • vitto e alloggio inclusi totalmente o parzialmente (alcuni offrono tre pasti al giorno, altri due, altri solo ingredienti da cucinare, altri ancora non prevedono il cibo nei giorni liberi);
  • tipologia di lavoro, numero di ore e giorni liberi;
  • accesso a lavatrice, cucina, o altri servizi utili;
  • disponibilità di mezzi di trasporto (biciclette, scooter);
  • posizione geografica del progetto (centrale, rurale, isolata);
  • eventuali contributi economici richiesti, soprattutto nel caso di ONG o associazioni;
  • indicazioni specifiche per animali domestici, vegetariani, vegani, fumatori, famiglie o coppie.

Per tutto ciò che non è indicato o non è chiaro, è utile annotarsi eventuali domande da porre all’host nella fase di contatto.

Tutti questi elementi fanno davvero la differenza sull’esperienza finale, perciò è importante prendersi il tempo per leggere tutto: è il modo migliore per evitare incomprensioni e arrivare preparati.

In conclusione, conviene sempre leggere attentamente la descrizione dell’host, usare i filtri per restringere la ricerca e dedicare un po’ di tempo ai feedback lasciati dagli altri viaggiatori: sono utilissimi per farsi un’idea reale dell’esperienza.

Fattoria di Permacultura Daidib Daidee in Thailandia

Contattare l’host e accordarsi

Dopo aver individuato alcuni host compatibili e averli salvati tra i preferiti, si può iniziare a contattarli inviando un messaggio di presentazione. È importante che il messaggio sia cortese, personalizzato e non copiato identico per tutti. Deve essere semplice, chiaro e non troppo lungo.

In genere il messaggio può essere strutturato così:

  • breve presentazione personale: chi siete, la vostra età, da dove venite e cosa fate nella vita;
  • motivazione: perché siete interessati proprio a quell’host o a quel tipo di progetto;
  • esperienze e competenze rilevanti rispetto all’aiuto richiesto;
  • contributo personale: in che modo pensate di poter essere d’aiuto.

Il tono dovrebbe essere gentile, disponibile e aperto: la flessibilità è fondamentale in un’esperienza di scambio culturale come WorkAway.

È consigliabile scrivere a più host perché capita spesso che alcuni non rispondano. L’ideale è contattarli uno o due mesi prima. A noi sono capitate diverse casistiche: alcuni host ci hanno confermato due mesi prima, altri ci hanno chiesto di risentirci due settimane prima. Per questo un primo contatto “anticipato, ma non troppo” è spesso la soluzione migliore.

I tempi di risposta possono essere lunghi: alcuni host ci hanno risposto dopo più di una settimana… quindi portate pazienza!

Quando l’host risponde — spesso condividendo la propria disponibilità, ponendo domande aggiuntive o lasciando un contatto diretto — si apre una vera conversazione. Questo è il momento perfetto per chiarire tutti i punti non esplicitati o non chiari nella pagina del profilo, ad esempio:

  • quante ore si lavora e con quale flessibilità;
  • quali sono i compiti principali richiesti;
  • se ci sono costi extra, regole precise o richieste particolari;
  • se vitto e alloggio sono inclusi completamente o solo in parte;
  • se è possibile avere opzioni vegetariane o altre esigenze alimentari;
  • se è necessario portare shampoo, carta igienica o altri beni di base;
  • eventuali dettagli logistici su arrivo, mezzi di trasporto, check-in, ecc.

In questa fase vale la regola d’oro: meglio fare una domanda in più che una in meno. Una comunicazione chiara evita malintesi e contribuisce a rendere l’esperienza positiva per entrambe le parti.

In generale, una comunicazione trasparente, un atteggiamento rispettoso e la disponibilità ad adattarsi fanno davvero la differenza. Essere proattivi, chiari e aperti al dialogo è il modo migliore per costruire sin da subito un rapporto di fiducia con l’host.

Partire

Una volta definita la permanenza con l’host, il passo successivo è organizzare la partenza, se non lo avete già fatto. In queste esperienze il costo del viaggio è sempre a carico del volontario.

La prima cosa da fare è acquistare il biglietto per il mezzo di trasporto necessario: bus, treno, aereo, a seconda del Paese e della distanza. Se si viaggia fuori dall’Europa è indispensabile un passaporto e, quando richiesto, un visto turistico.

Tutte queste informazioni – requisiti d’ingresso, documenti necessari ed eventuali vaccinazioni – si possono consultare facilmente sul sito Viaggiare Sicuri o sui siti ufficiali delle ambasciate del Paese in cui si è diretti.

Ci sono poi due aspetti pratici che accompagnano ogni viaggio: assicurazione sanitaria e connessione internet.

Workaway non include nessuna copertura assicurativa, quindi il nostro consiglio è di farla sempre! Noi solitamente ci affidiamo a HeyMondo, con cui ci siamo sempre trovati molto bene: copre annullamento del viaggio, smarrimento bagagli e, naturalmente, eventuali infortuni e problemi di salute. Per fortuna non ne abbiamo mai avuto bisogno durante i Workaway, anche se – nell’esperienza di falegnameria in Thailandia – ci siamo andati vicini!

Per quanto riguarda la connessione, abbiamo sempre acquistato la SIM locale direttamente nel Paese di destinazione. È la soluzione più economica e spesso anche la più affidabile.

All’arrivo in aeroporto, inoltre, c’è quasi sempre il Wi-Fi gratuito, utile per orientarsi.

Consiglio pratico: chiedete sempre all’host come raggiungere il posto e tenete con voi una foto dell’indirizzo. Può rivelarsi preziosa per muoversi, soprattutto se la connessione non funziona o se non parlate la lingua locale.

Feedback

Prima di contattare un host o accordarsi per un’esperienza, è fondamentale leggere i feedback, ovvero le recensioni, lasciati dai viaggiatori prima di noi.

I feedback permettono di capire se l’host è affidabile, se ci sono stati problemi in passato e spesso aggiungono dettagli pratici sul tipo di aiuto richiesto e sull’ambiente di lavoro.

Sono uno strumento prezioso per crearsi un’impressione realistica e prendere decisioni consapevoli.

Inoltre, se si hanno dei dubbi, è possibile contattare in privato i viaggiatori che hanno lasciato un feedback: molti sono disponibili a condividere la propria esperienza.

Il sistema funziona anche al contrario: gli host possono consultare i feedback lasciati ai viaggiatori da altri host, prima di decidere se ospitarli.

Avere un profilo con recensioni positive aumenta la credibilità e facilita il processo di contatto, soprattutto per le esperienze più richieste.

Lasciare una recensione dopo ogni esperienza è altrettanto importante, sia per gli host che per i viaggiatori. Aiuta la community a mantenere trasparenza, costruisce fiducia reciproca e permette agli altri viaggiatori di orientarsi meglio – proprio come avviene su piattaforme come Booking, Couchsurfing, TripAdvisor o Google Maps.

Anche noi, viaggiando a lungo, ci basiamo spesso sulle recensioni di chi è passato prima di noi: sono uno strumento indispensabile per selezionare le esperienze migliori.

Contribuire con i propri feedback significa quindi valorizzare il proprio profilo e, allo stesso tempo, sostenere una community globale che si regge su fiducia e scambio autentico.

Giocattoli in legno nel Workaway Suanfaifun

La nostra esperienza personale con Workaway

Durante il nostro lungo viaggio in Asia zaino in spalla, abbiamo spesso fatto esperienze di workaway.

In Thailandia abbiamo vissuto la nostra prima esperienza in un centro buddista a Ban Rai, dove siamo rimasti per due settimane. Qui abbiamo meditato ogni giorno con le monache, svegliandoci alle 04:30 del mattino con il suono delle campane. Dopo la meditazione, Lorenzo guidava il van con le monache fino al villaggio, mentre Martina aiutava nella raccolta delle elemosine. È stata un’esperienza intensa e molto speciale per noi: non ci venivano richieste ore di lavoro, ma solo la nostra presenza e un interesse autentico verso il buddhismo e la meditazione.

Sempre in Thailandia, a Nakhon Ratchasima, abbiamo costruito giocattoli in legno e fatto animazione a un gruppo di bambini con l’organizzazione no profit Suanfaifun. È stato prezioso creare qualcosa con le nostre mani e riscoprire la manualità, una capacità che sta lentamente scomparendo tra le nuove generazioni. Come educatori, è stato altrettanto significativo poter dare una mano ad altri educatori nel mondo.

A Pua, invece, abbiamo trascorso una settimana nella fattoria di permacultura DaiDib DaiDee, che mira a preservare uno stile di vita tradizionale e sostenibile. Per una settimana abbiamo vissuto senza Wi-Fi, senza acqua calda, senza elettricità, senza lavatrice, ma siamo stati benissimo… senza sentire la mancanza di nulla! Qui abbiamo lavorato la terra, imparato a tingere i vestiti con la tecnica del tie-dye, partecipato a lezioni di cucina e fatto anche i camerieri!

In India, a New Delhi, abbiamo collaborato con il progetto di emancipazione femminile: Sakhi Kunj, che sostiene le donne provenienti dalle aree rurali, offrendo loro lavoro flessibile da casa, formazione professionale e supporto sanitario. Queste donne realizzano a mano prodotti ecosostenibili unici – pantaloni, borse, kimono, accessori – riciclando vecchi sari e tessuti. Il nostro compito è stato promuovere le loro creazioni attraverso articoli, foto e video: le abbiamo aiutate nella gestione di instagram, del blog e del listino prodotti. Siamo stati persino modelli per un giorno, indossando i loro splendidi abiti!

Successivamente ci siamo spostati a Varanasi, dove abbiamo trascorso alcuni giorni in un ashram con Anand e la sua famiglia! Lì abbiamo vissuto le giornate con lentezza e presenza; senza un compito preciso: ognuno poteva contribuire come poteva. Il sogno di Anand, anima libera e viaggiatrice, è costruire un ashram dove poter insegnare musica ai bambini. Così, tra i volontari, c’era chi dipingeva i muri, chi puliva il terreno e chi dava una mano in altri modi creativi.

In Vietnam abbiamo lavorato in una guesthouse nel Delta del Mekong, immersi nella natura e circondati da 22 gatti, 7 cani, oche, galline, piccioni, anatre e pesci. Ci occupavamo della cura del giardino, delle pulizie e di piccoli lavori di manutenzione, per circa quattro ore al giorno, sei giorni a settimana.

Sempre in Vietnam, ad Hanoi, durante il Capodanno lunare (Tet), siamo stati ospiti per alcuni giorni di una famiglia locale. Il nostro compito era insegnare inglese di base ai bambini per qualche ora al giorno. Purtroppo, ci siamo trovati in difficoltà e la comunicazione con la famiglia non è stata efficace, quindi abbiamo deciso di interrompere in anticipo l’esperienza. Non sempre tutto va come previsto, e va bene così.

È stata l’unica volta in cui abbiamo concluso un workaway prima del termine, e ci teniamo a sottolinearlo: può capitare di incontrare problemi e non trovarsi bene con l’host, per i motivi più diversi. Anche quando un’esperienza non va “bene”, resta comunque una lezione di vita. Come in qualsiasi rapporto umano o lavorativo, non si è obbligati a restare se non ci si sente a proprio agio: l’importante è essere flessibili e comportarsi sempre con educazione, anche nel momento in cui si decide di interrompere lo scambio.

Tutte queste esperienze ci hanno permesso di lasciare un piccolo contributo come educatori nel mondo e ci hanno regalato incontri e amicizie lungo il cammino.

Il workaway è un modo di viaggiare sostenibile, autentico e low cost, che consigliamo davvero a tutti!

Insegna ad adattarsi, a mettersi in gioco, a entrare in contatto con la popolazione locale e ad aprire la mente.

Nei prossimi articoli racconteremo nel dettaglio alcune di queste esperienze.

Giro.vagamondi durante un Workaway sostenibile, autentico e low cost con bambini in Thailandia

Workaway e volontariato: le differenze

Anche se spesso vengono associati, Workaway e volontariato non sono la stessa cosa.
Workaway è uno scambio tra privati o piccole realtà: si offre tempo e aiuto non per beneficenza, ma per vivere un’esperienza autentica, imparare e viaggiare spendendo poco.

Il volontariato tradizionale, invece, ha uno scopo sociale o umanitario e non prevede alcuna forma di compenso: si fa per sostenere una causa o una comunità in difficoltà, senza ricevere nulla in cambio.

In breve, Workaway è un’esperienza di scambio culturale, mentre il volontariato è un’attività altruistica a fini sociali. Entrambi possono essere esperienze di grande valore umano, ma con obiettivi e dinamiche differenti.

Piattaforme simili a Workaway per viaggiare in modo sostenibile, autentico e low cost

Dopo aver raccontato la nostra esperienza con Workaway, vogliamo parlarvi di altre piattaforme simili che permettono di viaggiare in modo sostenibile, autentico e spesso a basso costo.
Negli ultimi anni, il mondo dei viaggi collaborativi è cresciuto tantissimo: sempre più persone scelgono di scambiare tempo, competenze o semplicemente ospitalità per vivere esperienze più umane e significative.

Noi abbiamo provato personalmente Workaway e Couchsurfing, ma abbiamo sentito parlare molto bene anche di WWOOF, Worldpackers e altre piattaforme con lo stesso spirito di condivisione.


Ecco una panoramica generale per orientarsi e scegliere quella più adatta a te!

🌱 WWOOF (World Wide Opportunities on Organic Farms)

WWOOF è una delle reti più conosciute da chi sogna di vivere a contatto con la natura.
Mette in contatto viaggiatori e fattorie biologiche in tutto il mondo: in cambio di alcune ore di lavoro nei campi o nella gestione della fattoria, si riceve vitto e alloggio gratuiti.

È perfetto per chi ama la vita rurale, vuole imparare tecniche di agricoltura biologica o semplicemente desidera rallentare e riscoprire un ritmo di vita più naturale.

Ogni paese ha il proprio sito WWOOF (ad esempio WWOOF Italia, WWOOF Thailandia, WWOOF Australia) e richiede una piccola quota annuale di iscrizione per accedere ai contatti.

Differenze con Workaway:
WWOOF è dedicato esclusivamente al mondo agricolo e sostenibile, mentre Workaway offre progetti più vari (ospitalità, scuole, eco-progetti, artigianato, ecc.).

🏠 Couchsurfing

Couchsurfing è la piattaforma che permette di essere ospitati gratuitamente da persone locali, dormendo sul loro divano o in una stanza, se disponibile. Non prevede lavoro o scambio di aiuto: è un incontro culturale puro, basato sulla fiducia e sulla voglia di condividere.

Noi lo abbiamo usato diverse volte e ogni esperienza è stata unica: cene improvvisate, lunghe chiacchierate, consigli locali su cosa vedere e fare in città. È un’esperienza perfetta per soggiorni brevi o tappe intermedie, ideale per chi viaggia a lungo termine con molta flessibilità.

Per utilizzare l’applicazione di Couchsurfing è previsto un piccolo contributo annuale per verificare il profilo.
È fondamentale leggere bene le recensioni e comunicare chiaramente con l’host prima dell’arrivo.

Differenze con Workaway:
Con Workaway si offre tempo e aiuto in cambio di ospitalità; con Couchsurfing non si lavora, ma si punta sulla connessione umana e culturale.

🌍 Worldpackers

Worldpackers è molto simile a Workaway, ma con un approccio leggermente più strutturato e orientato alla sicurezza e alla qualità delle esperienze.
La piattaforma offre opportunità in tutto il mondo in ostelli, eco-villaggi, ONG, scuole, progetti ambientali e sociali.

Richiede un abbonamento annuale, ma offre sconti periodici e spesso include bonus come corsi online o crediti per esperienze.

Differenze con Workaway:
Entrambe offrono scambi lavoro/ospitalità, ma Worldpackers include una garanzia assicurativa e un sistema di supporto 24/7 per i volontari, utile soprattutto ai viaggiatori alle prime armi.

Esistono molte altre piattaforme, come HelpX, Hippohelp, HomeExhange, ma preferiamo non riportare servizi che non abbiamo sperimentato personalmente o di cui non abbiamo mai sentito parlare da persone di fiducia.

Se sogni di viaggiare lentamente, entrare in contatto con la cultura locale e ridurre l’impatto ambientale, esistono davvero tante strade per farlo.
Che tu scelga Workaway, Couchsurfing, WWOOF o Worldpackers, ognuna di queste piattaforme ti offrirà un modo diverso di vivere il mondo in maniera consapevole e sostenibile.

Noi, dopo aver provato Workaway e Couchsurfing, possiamo dire che queste esperienze hanno cambiato profondamente il nostro modo di viaggiare.

Conclusione

È importante ricordare che lo spirito di Workaway non è “viaggiare gratis”, ma vivere un’esperienza basata sullo scambio umano e culturale.

Per questo consigliamo questa modalità di viaggio a chi cerca un modo autentico di esplorare il mondo:persone curiose, flessibili, pronte a mettersi in gioco, desiderose di conoscere persone locali e di dedicare il proprio tempo in modo consapevole.

Durante il nostro viaggio a tempo indeterminato in Asia abbiamo partecipato a sette Workaway e diversi volontariati – tra cui l’esperienza da Madre Teresa di Calcutta, in India – e sono proprio questi i momenti che ci hanno riempito il cuore.

Sono questi i ricordi che raccontiamo ad amici e familiari quando ci guardiamo indietro.

I paesaggi del mondo sono meravigliosi, ma a un certo punto sfumano. Le relazioni, gli scambi e i progetti condivisi, invece, restano: sono ciò che si porta davvero a casa.

Il Workaway ha cambiato radicalmente il nostro modo di viaggiare. Ci ha insegnato a rallentare, osservare, adattarci e aprire la mente. Ci ha permesso di risparmiare mentre viaggiavamo e, allo stesso tempo, di vivere esperienze uniche. Abbiamo imparato parole nuove, ascoltato storie locali dagli host, cucinato insieme e stretto nuove amicizie.

Come educatori, queste esperienze ci hanno ricordato quanto sia potente la relazione umana e quante cose si possano imparare quando ci si mette davvero in ascolto.

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